Pensieri che fanno male e pensieri che curano

Negli ultimi anni un numero crescente di studi concorda nell’individuare nelle convinzioni e negli atteggiamenti nei confronti del dolore dei fattori di grande importanza nell’influenzare la capacità dell’individuo di affrontare la disabilità prodotta dalla fibromialgia

La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (CBT), che costituisce uno strumento di provata efficacia nel trattamento multidisciplinare del dolore, prevede l’utilizzo di tecniche per favorire il progressivo abbandono dei pensieri e dei comportamenti che amplificano e perpetuano il sintomo. Questo permette ad alcuni pazienti di sperimentare un miglioramento del dolore, senza tuttavia che questa riduzione sintomatologica costituisca l’obiettivo primario della CBT. Uno dei cardini della CBT è la cosiddetta Ristrutturazione Cognitiva, volta a contrastare i pensieri automatici negativi e a stimolare il paziente a considerare una visione alternativa più funzionale (Beck,1979).

Pensieri che fanno male

Catastrofismo

Il Catastrofismo (CT), è un esagerato orientamento negativo nei confronti del dolore. E’ composto da tre dimensioni : a) la ruminazione cioè l’incapacità di distaccarsi dal pensiero del dolore b) l’amplificazione intesa come esagerazione dell’impatto del dolore sulle attività quotidiane e c) l’impotenza rappresentata dalla convinzione che non si può vivere se non controllando il dolore.

Numerosi studi sottolineano l’associazione di elevati livelli di catastrofismo con l’intensità del dolore, la limitazione dell’ attività, il maggior consumo di analgesici, la diminuzione di forza muscolare (Evers, 3003). Questi effetti si producono in modo indipendente dalla presenza di ansia o depressione e si manifestano non solo nei soggetti con fibromialgia ma anche nelle persone affette da artrite reumatoide, osteoartrosi e sclerodermia. Gli studi suggeriscono che il catastrofismo possa produrre i suoi effetti negativi intervenendo a vari livelli, ad esempio la precoce interruzione di interventi potenzialmente efficaci e l’attenzione selettiva e intensa agli stimoli dolorosi (Roelofs,2003).

Pensieri che curano

Accettazione del dolore

La consapevolezza della scarsa praticabilità di un approccio terapeutico volto alla completa eliminazione del dolore ha spostato l’attenzione della ricerca verso interventi orientati all’ accettazione dolore. La Acceptance and Commitment Therapy, cioè la “Terapia di accettazione e di impegno” (ACT), è fondata sulla riduzione degli infruttuosi tentativi di evitare o controllare il dolore, sulla concentrazione verso la partecipazione ad attività significative e la tensione al raggiungimento di traguardi personali. L’utilizzo di questo approccio prevede che il paziente riconosca come infruttuosi gli sforzi per evitare il dolore e accetti di effettuare dei cambiamenti che non abbiano come obiettivo primario la riduzione dei sintomi ma la modificazione dei pensieri e delle emozioni negative suscitate dal dolore. L’ACT si avvale di una serie di tecniche una delle quali è la defusione che interviene quando i pazienti hanno un elevato livello di adesione ai contenuti dei loro pensieri, cioè sono eccessivamente “fusi” con essi, arrivando ad effettuare delle scelte in base a ciò che quei contenuti impongono. Gli studi dimostrano che la defusione è efficace almeno quanto le altre tecniche cognitivo comportamentali ed è particolarmente utile nel ridurre l’adesione del paziente ai pensieri negativi (Deacon, 2011) Diversamente dalla CBT classica, l’ACT non agisce mettendo in discussione o confutando i pensieri ma attraverso una presa di distanza dai loro contenuti.

Un altro intervento che favorisce la separazione tra il dolore e il suo contenuto cognitivo e affettivo è la Mindfulness (letteralmente: consapevolezza). Consiste nel prestare attenzione in modo intenzionale al presente ascoltando le proprie emozioni, le sensazioni fisiche ed i pensieri, accettandoli così come sono, senza giudicarli, cercare di modificarli o bloccarli. Si ritiene che la Mindfulness possa agire attraverso 4 meccanismi fondamentali: la regolazione dell’attenzione, la consapevolezza del corpo, la regolazione delle emozioni ed il cambiamento di prospettiva. Negli ultimi anni diversi studi hanno indagato gli effetti della terapia basata sulla Mindfulness nella fibramialgia, osservando una buona riduzione dell’intensità del dolore, della depressione, dell’ansia e un globale miglioramento della qualità della vita (Lauche, 2013).

Bibliografia

Beck AT, Rush AJ, Shaw BF, Emery G. Cognitive Therapy for Depression. New York, NY: Guilford Press; 1979.

Deacon BJ, Fawzy TI, Lickell JJ, Wolitzky-Taylor KB. Cognitive defusion versus cognitive restructuring in the treatment of self.referentil thoughts: an investigation of process and outcome. Journal of cognitive psychotherapy, 2011;25:218-232.

Evers AW, Kraaimaat FW, Geenen R, Jacobs JW, Bijlsma JW. Stress-vulnerability factors as longterm predictors of disease activity in early rheumatoid arthritis. J Psychosom Res 2003;55:293–302.

Lauche R, Cramer H, Dobos G, Langhorst J, Schmidt S. J Psychosom Res. 2013 Dec; 75(6):500-10. Epub 2013 Oct 26

Roelofs J, Peters ML, McCracken L, Vlaeyen JW. The pain vigilance and awareness questionnaire (PVAQ): further psychometric evaluation in fibromyalgia and other chronic pain syndromes. Pain 2003;101:299–306.

Alessandra Alciati

Dipartimento di Neuroscienze Cliniche, Villa S. Benedetto Menni, Albese con Cassano (CO)