Un gruppo di ricercatori dell’Università Sapienza di Roma guidato dalla prof.ssa Federica Galli (presidente AISF), insieme a colleghi dell’Università di Murcia (Spagna), ha condotto una revisione sistematica della letteratura sul legame tra fibromialgia e dissociazione. Una revisione sistematica ha l’obiettivo di raccogliere e analizzare in modo rigoroso tutti gli studi disponibili su un certo tema.

La dissociazione è un fenomeno psicologico in cui il normale collegamento tra pensieri, emozioni, percezioni, memoria e senso del proprio corpo può diventare più fragile e, in alcuni casi, venire a mancare. La dissociazione può manifestarsi, ad esempio, come una sensazione di distacco da se stessi o dal proprio corpo, difficoltà a percepire correttamente sensazioni fisiche, o momenti di “vuoto” mentale. Diversi studi avevano già suggerito un legame tra dissociazione e dolore cronico, ma finora nessuna revisione aveva messo insieme in modo sistematico le prove su questo legame specificamente nella fibromialgia.
La ricerca è stata condotta in tre grandi archivi scientifici internazionali (PubMed, Scopus, Web of Science). Da quasi 3.000 articoli di partenza, ne sono stati selezionati 13 che studiavano la dissociazione in chi soffre di fibromialgia.

Il risultato principale è chiaro: le persone con fibromialgia hanno mostrato livelli di dissociazione significativamente più alti rispetto a persone sane o con altre condizioni reumatologiche (per esempio artrite reumatoide). Questo vale sia per la dissociazione “psicologica” (vuoti di memoria, sensazione di distacco da se stessi, confusione sull’identità), sia per la dissociazione “corporea” (ridotta sensibilità al dolore o al tatto, perdita di controllo motorio, alterazioni della percezione di gusto e olfatto). Quest’ultima forma di dissociazione, più legata al corpo, è risultata particolarmente frequente: in alcuni studi, quasi la metà delle persone con fibromialgia superava il punteggio oltre il quale la dissociazione è considerata clinicamente rilevante.

Un altro dato interessante è che la dissociazione è risultata collegata a un quadro clinico più complicato: più alta è la dissociazione, più intensi tendono a essere il dolore, la stanchezza, i disturbi del sonno e le difficoltà cognitive (la fibrofog). È emerso anche un collegamento con ansia, depressione e sintomi da stress post-traumatico. Diversi studi hanno inoltre trovato un’associazione tra dissociazione ed esperienze traumatiche nell’infanzia, in particolare abuso emotivo e trascuratezza emotiva.
Questa ricerca conferma che la fibromialgia non riguarda solo il dolore fisico, ma anche il modo in cui ci si sente in contatto con il proprio corpo e con se stessi. Riconoscere la dissociazione come parte possibile del quadro clinico può aiutare a orientare meglio il percorso di cura verso interventi più mirati e a lavorare anche sulla regolazione delle emozioni e sul ritrovare un contatto più sereno con il proprio corpo, oltre che sul dolore in sé.

È importante sottolineare che questi studi non permettono di stabilire con certezza cosa causi cosa, ovvero se sia la dissociazione a peggiorare il dolore, il dolore a favorire la dissociazione, o entrambi a rinforzarsi a vicenda. Questo rappresenta un primo passo importante ma serviranno ricerche future, condotte nel tempo, per capire meglio come intervenire su questo aspetto della fibromialgia. Chiaramente le persone affette da fibromialgia che presentano questo tipo di problematica (non tutte chiaramente!) dovrebbero seguire un percorso di presa in carico anche psicologica, a volte psichiatrica. Questo è il link all’articolo completo: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S016383432600191X