La personalità fibromialgica: mito o realtà?

Alessandra Alciati
Psichiatra

Già dalla fine degli anni ’50 si è cercato di mettere in relazione alcuni tipi di personalità con la tendenza a sviluppare nel corso della vita delle specifiche patologie, soprattutto di tipo cardiovascolare o oncologico. Si è infatti osservato cha alcuni tipi di personalità sono connessi ad alterazioni della risposta immunologica, della pressione arteriosa e della reattività biologica allo stress, che, se protratte nel tempo, possono contribuire allo sviluppo di patologie organiche.
Se i pazienti con fibromialgia abbiano delle caratteristiche di personalità che le distinguono da chi non soffre di fibromialgia è una questione molto studiata, purtroppo con risultati ancora dubbi se non contradditori.
Ma che cos’è la personalità? In modo molto generale possiamo definirla come un insieme di pensieri, emozioni e comportamenti che caratterizzano lo stile con cui l’individuo interagisce con l’ambiente fisico e sociale.
Gli strumenti per lo studio della personalità sono costituiti in genere da una serie di domande, le cui risposte sono solitamente formulate in modo da poter essere valutate facilmente e in modo univoco (es. Vero/Falso; Si/No).
La personalità può essere studiata anche con i cosiddetti “test proiettivi”, i quali presentano stimoli ambigui che la persona può interpretare liberamente. Questi test, di cui il più famoso è quello di Rorschach in cui lo stimolo è costituito da una serie di macchie di inchiostro di uno o più colori, permettono al soggetto di “proiettare” sullo stimolo le abilità cognitive, affettive ed emotive costitutive della sua personalità.
Negli ultimi anni un certo numero di studi si è concentrato su un aspetto definito “alessitimia” (dal greco a- «mancanza», lexis «parola» e thymos «emozione»), che fa riferimento alla difficoltà di un soggetto ad identificare e descrivere emozioni e sentimenti. Un altro componente della alessitimia è la tendenza a non distinguere le emozioni dalle sensazioni somatiche prodotte dalle emozioni stesse, carenza che può condurre i soggetti con alessitimia a interpretare gli effetti somatici delle emozioni non come eventi fisiologici ma come segnali di malattia, e condurli così a cercare un trattamento per disturbi che non hanno una spiegazione medica.
In genere i pazienti con fibromialgia presentano alessitimia con maggior frequenza dei soggetti di controllo senza fibromialgia, senza che però emerga con chiarezza una relazione tra alessitimia e gravità del dolore muscolo-scheletrico. L’alessitimia è inoltre maggiormente presente nei pazienti con FM rispetto ai pazienti con artrite reumatoide, un’altra malattia caratterizzata da intenso dolore osteoarticolare.
Più recentemente l’attenzione si è spostata sul ruolo nella fibromialgia di una specifica personalità definita come tipo D (da Distressed, angosciato, afflitto), che è caratterizzata da due componenti. La prima è la tendenza ad avere emozioni negative (rabbia, tristezza, paura, irritabilità) in molteplici momenti e circostanze; la seconda è l’inibizione sociale, cioè la tendenza a non condividere le emozioni con gli altri per il timore di essere rifiutati o disapprovati.
Chi ha una personalità D tende a preoccuparsi, a presentare una visione pessimistica della vita e a sentirsi ansioso ed infelice, a irritarsi facilmente e a provare poche emozioni positive, oltre a non condividere quelle negative.
La personalità D predispone al futuro sviluppo di ansia, depressione e malattie cardiovascolari ed è stata descritta in quasi il 60% delle persone con fibromialgia, una percentuale molto superiore a quella della popolazione generale nella quale si manifesta nel 20 % dei soggetti.
E’ molto probabile che la diagnosi di fibromialgia venga applicata a disturbi con caratteristiche cliniche simili, ma di natura differente per quanto riguarda le cause ed i fattori predisponenti. In quest’ottica non appare strano che siano stati individuati, tra i pazienti con fibromialgia, almeno tre sottogruppi di soggetti: il primo con normale profilo di personalità, il secondo con tratti nevrotici (ipocondria, depressione, modalità istrioniche) e il terzo con profilo di personalità francamente patologico.
Sempre sulla base delle evidenze provenienti dalla ricerca, è possibile ipotizzare che alcuni riconosciuti aspetti delle persone con fibromialgia costituiscano elementi del percorso che conduce allo sviluppo della patologia e delle disfunzioni ad essa collegate.
E’ ormai noto che le persone con fibromialgia manifestano, prima dello sviluppo della malattia, elevati livelli di energia che si esprimono soprattutto con una elevata propensione al fare sia nel contesto domestico che lavorativo. Questa iperattività, sempre organizzata e finalizzata, tende a ricomparire nel corso della malattia quando i sintomi fibromialgici tendono, anche temporaneamente, a diminuire di intensità.
Qual è il percorso per cui una caratteristica positiva e socialmente valorizzata, diventa un un fattore di disabilità nel corso della malattia ?
Le persone con fibromialgia risultano avere un carico di eventi stressanti precoci (in genere nei primi 18 anni di vita) superiore a quello dei soggetti senza fibromialgia. Le situazioni negative di cui sono vittime vanno dalla presenza di genitori poco accudenti, anaffettivi o costantemente critici a situazioni più gravi di violenza fisica o sessuale.
Soprattutto in presenza di genitori molto critici e giudicanti il bambino può tendere a fornire elevate prestazioni e, soprattutto se donna, mettersi al “servizio della famiglia”, assecondando tutte le esigenze concrete ed emotive dei vari componenti. Spesso questa attività di aiuto del prossimo si estende anche all’esterno della famiglia, ed è sorretta nella sua efficacia dall’elevato livello di energia fisica e mentale che i soggetti che svilupperanno fibromialgia riescono a mantenere.
Questo comportamento ottiene due risultati. Da una parte cerca di contrastare la tendenza alla critica e alla svalutazione all’interno della famiglia; dall’altra permette alla persona di ottenere dal contesto sociale il riconoscimento di individuo funzionante e positivo, che non è mai arrivato dalla famiglia di origine.
La comparsa della FM, soprattutto nella sua presentazione più comune caratterizzata da dolori osteomuscolari, stanchezza estrema e sonno non riposante, rende impossibile mantenere gli elevati livelli di attività che avevano caratterizzato le prestazioni del paziente, che si trova a non poter più utilizzare un meccanismo comportamentale che fino ad allora l’aveva protetto dalla dolorosa sensazione di inutilità e incapacità che la famigia di origine gli aveva rimandato.
Può accadere che il paziente si trovi in grande difficoltà di fronte alla necessità di lasciare, non per sua scelta ma a causa della malattia, il ruolo ottenuto grazie all’efficienza delle sue prstazioni. La difficoltà si può manifestare con patologie come gli episodi depressivi, ai quali il paziente fibromialgico sembra essere predisposto, e/o con disturbi d’ansia, in particolare il panico. Altre volte il paziente cerca con molta determinazione soluzioni che lo possano portare all’abolizione dei sintomi permettendogli di tornare ai livelli di elevato funzionamento precedente. Per i limiti delle nostre attuali risorse terapeutiche spesso questo tentativo si rivela infruttuoso, gettando il paziente in una disperazione che amplifica ancora di più i sintomi fibromialgici.
Gli eventi negativi dell’infanzia, oltre ad agire con il meccanismo descritto, sono fattori favorenti la cronicizzazione del dolore e producono, di per sé, aumentati livelli di sensibilità al dolore, probabilmente attraverso la produzione di uno stato infiammatorio cronico.

BIBLIOGRAFIA
Conversano C, Marchi L, Rebecca C, Carmassi C, Contena B, Bazzichi LM, Gemignani A.
Personality Traits in Fibromyalgia (FM): Does FM Personality Exists? A Systematic Review.
Clin Pract Epidemiol Ment Health. 2018 Sep 28;14:223-232

Tutti i numeri de “Il Caleidoscopio”

Il Caleidoscopio numero 06 - dicembre 2015
Il Caleidoscopio numero 05 - giugno 2015