Dal 17 al 19 settembre si è tenuto a Palermo il XXVI Congresso Nazionale AIP (Associazione Italiana di Psicologia) della Sezione di Psicologia Clinica e Dinamica, uno dei principali appuntamenti scientifici italiani per chi studia e cura il distress psicologico. Il congresso raccoglie ricercatori e clinici da tutta Italia per confrontarsi sulle novità della ricerca in psicologia clinica.
Durante il congresso è stato organizzato dalla Prof.ssa Federica Galli (Presidente AISF) un simposio interamente dedicato alla fibromialgia, dal titolo “Fibromyalgia: from mechanisms to integrated care“, con quattro contributi accomunati da un messaggio di fondo: la fibromialgia va affrontata con un approccio autenticamente integrato, ovvero che tenga insieme corpo, mente e relazioni. Purtroppo sappiamo che in Italia sono pochissime le realtà cliniche in cui si lavora in un’ottica biopsicosociale (tanto sbandierata, ma poco applicata dopo quasi cinquanta anni dalla sua formulazione), che significa fondamentalmente che medici e psicologi lavorino insieme per il paziente.
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Il primo contributo, dall’Università di Verona, ha proposto una psicoterapia “su misura” per la fibromialgia. È stato presentato INTEGRO, un intervento che ha unito terapia cognitivo-comportamentale, terapia di accettazione e di impegno nell’azione e tecniche corpo-mente in un percorso unico per persone con fibromialgia. Lo studio ha analizzato i cambiamenti pre-post trattamento su quattro aree: qualità di vita legata al dolore, altri esiti legati al dolore, disagio psicologico e autoefficacia nel gestire il dolore. Il punto centrale, però, era capire perché non tutti rispondono allo stesso modo: gli autori hanno cercato di costruire dei “profili” di pazienti sulla base di variabili cliniche e relazionali; l’idea è che individuare questi profili possa aiutare a capire in anticipo quali pazienti trarranno più beneficio da un intervento come INTEGRO, e a costruire strategie più efficaci per gestire il dolore giorno per giorno.
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Il secondo contributo presenta uno studio condotto su più centri (Roma, Milano, Torino e Pavia) che ha confrontato tre interventi: terapia psicodinamica breve, scrittura espressiva e cura abituale su 101 persone con fibromialgia, emicrania cronica o entrambe (FibroMig). I risultati mettono in luce che dolore e sensibilizzazione centrale sono risultati più alti nei gruppi con fibromialgia e FibroMig, rispetto a chi soffre solo di emicrania cronica. Inoltre, la salute mentale è migliorata nel tempo in tutti i gruppi di trattamento. Il risultato maggiore riguarda la terapia psicodinamica breve che ha mostrato un vantaggio specifico nel ridurre i sintomi depressivi, indipendentemente dalla diagnosi.
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Il terzo contributo, dall’Università di Firenze, ha messo a confronto la terapia cognitivo-comportamentale potenziata dalla museo terapia con una psicoeducazione potenziata anch’essa con la museo-terapia in persone con fibromialgia. Dopo 9 incontri il funzionamento quotidiano è migliorato in entrambi i gruppi, senza differenze rilevanti tra i due approcci. Si tratta di un dato interessante, un segnale che entrambi questi trattamenti possano essere validi a seconda del contesto.
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L’ultimo contributo si è concentrato in particolare sul rapporto tra fibromialgia e corpo. Un gruppo di ricercatori dell’Università Sapienza di Roma, insieme con l’Università di Murcia (Spagna), ha condotto una revisione della letteratura sul rapporto tra fibromialgia e percezione del proprio corpo. Ciò che si evidenzia è che le persone con fibromialgia svalutano maggiormente il proprio corpo; inoltre, hanno più difficoltà a riconoscere e fidarsi dei segnali interni (interocezione). Queste difficoltà sono spesso legate a vissuti di estraneità verso il corpo e a sintomi depressivi – a conferma che la fibromialgia coinvolge un rapporto più ampio con il corpo, non solo il dolore.

Nel complesso, il simposio ha mostrato che la fibromialgia va oltre il dolore fisico, coinvolgendo emozioni, corpo e relazioni, e ha indicato la necessità di cure integrate anziché centrate sul solo sintomo, come purtroppo avviene abbracciando esclusivamente una lettura biomedica della fibromialgia. Sono emerse più strade possibili per una presa in carico psicologica del paziente – dall’intervento multicomponente alla terapia psicodinamica, alla terapia cognitivo-comportamentale abbinata ad approcci creativi – segno di un’attenzione scientifica crescente verso questa condizione. Speriamo che questi risultati, frutto di tanta ricerca scientifica, siano presto traslati in attività clinica tangibile per i tantissimi pazienti con fibromialgia.